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COME UNA FIAMMIFERAIA IN CERCA D'AMORE

Aggiornamento: 16 apr


C'è stato un istante, ieri, in cui qualcosa si è mostrato.

Un'immagine semplice, essenziale: io, con un pacco di fiammiferi in mano.

Li accendevo uno a uno, come si accendono i gesti buoni, le attenzioni, le presenze che non fanno rumore.

Li porgevo con naturalezza, come si porge qualcosa di vivo.

Eppure li vedevo spegnersi.

Si spegnevano tra dita distratte, come se la luce non avesse peso, come se il calore non fosse un dono.

In quell'immagine ho riconosciuto qualcosa di spaventosamente familiare: per anni ho offerto fiammiferi accesi per colmare una ferita profonda, quella del bisogno di essere vista, di essere scelta, di essere apprezzata per ciò che ero e portavo.

Ho cercato amore così: illuminando gli altri nella speranza che qualcuno, prima o poi, si accorgesse della mia fiamma.

Ma la maggior parte di quelle luci si spegnevano subito, non per cattiveria, ma perché non erano mani capaci di custodirle.

E allora qualcosa, ieri, ha bussato con prepotenza.

In realtà, ha sfondato la porta perché sono mesi che bussa senza ricevere risposta.

Ho imparato a vedermi da sola.

A riconoscere il mio fuoco senza aspettare che qualcuno lo confermi.

A sentire il valore della mia luce anche quando nessuno la guarda.

Allora, perché continuo a porgere fiammiferi a tutti? Abitudine? Automatismo? Scarsa attenzione?

Questo è un promemoria per me, che condivido con te (che sei tra i pochi che stanno continuando a leggere, che sanno conservare quel fiammifero senza farlo spegnere):

La mia energia non è un favore. È presenza. È un'opera. E quello che ho imparato è che non sono qui per distribuire fiammiferi a chi li lascia spegnere.

Sono qui per custodire il mio fuoco e offrirlo solo dove può davvero accendere qualcosa.

 
 
 

2 commenti


Ospite
15 apr

Bellissimo👍

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Risposta a

Ti ringrazio molto🙏

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